Più sociali, meno social: come nutrire legami umani nell’era digitale

Quando l’empatia diventa il vero algoritmo

Articolo a cura di Francesca Pastorino

In questi mesi, all’interno del percorso Equilibrio Donna dedicato alle professioniste della salute, è emersa una domanda che ritorna spesso: che cosa significa davvero essere “empaticə” quando si comunica online?
Una parola che abbiamo consumato fino a svuotarla, utilizzata come etichetta rassicurante nelle bio, nei post, nelle presentazioni. Ma che succede se la guardiamo da vicino? Se la misuriamo non con i like, ma con la qualità delle relazioni che costruiamo?

L’articolo di Francesca nasce proprio da qui: dall’urgenza di spostare lo sguardo. Di uscire dalla logica del “faccio numeri, quindi esisto” e tornare alla domanda più semplice e più rivoluzionaria: chi sto cercando di raggiungere, e come voglio farlɜ sentire?

Francesca porta in queste righe un cambio di prospettiva che riguarda tuttə noi che abitiamo gli spazi digitali per lavoro, cura, divulgazione:

  • L’empatia non è un claim, è una pratica.
  • La community non è un grafico in crescita, è un luogo da costruire e proteggere.
  • E la comunicazione non è mai innocente: può essere un ponte, oppure un muro.

Quello che leggerete non è un manuale di social media, ma un invito politico: rallentare, scegliere, ascoltare, ricordarsi che ogni numero è una persona, con le sue vulnerabilità, i suoi tempi, il suo coraggio.

In un ecosistema che ci vuole veloci, performanti e leggibili dall’algoritmo, Francesca ci riporta all’essenziale:
la relazione.
Questo è il potere profondamente trasformativo di costruire spazi sicuri in cui anche il digitale diventa cura.

E ora vi lascio alle sue parole: mettetevi comode, respirate, e lasciatevi attraversare. Buona lettura.


“Sono una persona molto empatica”.

Quante volte leggiamo questa frase sui social, negli stati di Whatsapp, tra le righe dei post di presentazione? Personalmente, è una descrizione di se stesse* che vedo spesso.

Ma è davvero così? E come posso dimostrarlo attraverso uno schermo?

Il “trucco” è proprio questo: uscire dalla logica di schermi, social, numeri, algoritmi.

Intendiamoci, conoscere come funziona la piattaforma che si utilizza è sicuramente importante, ma prima di capire come arrivare alle persone è fondamentale capire a quali persone arrivare.

Per le vostre persone, cosa significa trovarsi di fronte a una professionista empatica?

Empatia batte algoritmo

Ricevere poche interazioni è uno dei tarli più fastidiosi per chi inizia a utilizzare i social.

Sai quanto sembro sfigata se nessuno commenta i miei post?! E se nessuno risponde ai miei box domande? Che imbarazzo!

Respirate un momento 🧘 e poi fatevi le domande giuste:

  • Perché penso sia un fallimento se nessuno commenta?
  • Se fossi io la persona paziente, avrei sempre e comunque piacere a commentare un post condividendo la mia esperienza privata e potenzialmente dolorosa?

Siamo state sommerse per anni da guru dei social che ci hanno detto non solo di fare numeri, ma di fare numeri EVIDENTI agli occhi del mondo, like, follower, commenti, visualizzazioni, magari facendo anche sapere quanto è piena l’agenda -sia mai che non sembriate produttive per 5 minuti.

Ma davvero volete vivere con questo affanno continuo? Lo so, è una domanda complessa, perché non riguarda solo i vostri canali social: siamo cresciute in una cultura in cui la riprova sociale è tutto e non si cambia prospettiva in cinque minuti. Però è importante esserne consapevoli e ricordarsi quali sono le vostre priorità nel momento in cui aprite una pagina social:

  • Volete follower, like e visualizzazioni o pazienti? Questa domanda vale anche se volete crescere numericamente per fare comunicazione della scienza attraverso i vostri canali. I “numeri” sono persone, e le persone arrivano anche con contenuti orribili certo, ma se state leggendo questo articolo è perché vi interessa offrire uno spazio positivo a persone davvero interessate a ciò che portate. Le vostre persone arriveranno solo creando luoghi di incontro di qualità e community sicure.
  • Volete far sentire a vostro agio chi vi segue? Permettete alle persone di parlare con voi in chat, nei box domande, tramite link che permettano l’anonimato! Queste sono interazioni umane ed empatiche! Che poi, per quanto secondario, da qui si capisce l’insensatezza di chi parla solo di metriche: permettere alle persone di interagire nei modi a loro più congeniale, senza limitarsi ai commenti… permette alle persone di interagire. Lapalissiano.
  • Datevi il tempo di costruire una community. Che non ha niente a che fare con i numeri, perché anche un profilo con 200 follower può essere una comunità. Più le persone sapranno di essere al sicuro non solo con voi, ma anche con le persone che vi seguono, allora sapranno di potersi esporre con serenità.

Costruire comunità

Come nutrire legami umani nell’era digitale? Ricordandosi che “digitale”, “online”, “i social” non sono mondi a parte, non esiste un mondo virtuale separato da un mondo reale.

Sulla pagina Instagram di Repubblica è apparsa questa notizia: una donna ordina online dell’Ozempic e finisce in coma ipoglicemico: la siringa era insulina al 100%.

copertina dell'articolo di giornale

Ho letto i commenti e li ho trovati francamente crudeli: “selezione naturale”, “quanto è stupida la gente?”, “voleva dimagrire senza sforzo” e tante altre belle parole simili.

Nessuno che si sia chiesto cosa spinge una persona a ordinare un farmaco tanto potente senza ricetta su Internet per dimagrire.

Questi non sono solo commenti lasciati sotto un post, sono la cartina tornasole che ci dice quanto le persone siano inconsapevoli degli effetti di una società profondamente grassofobica.

O ancora, un professionista sanitario ha ben pensato di scrivere questo sui suoi canali: “la grassofobia medica non esiste”. Purtroppo questo è un pensiero immensamente diffuso e non possiamo considerarlo semplicemente un post sui social: è il sintomo di una formazione universitaria incompleta e arretrata, la causa di pazienti inconsapevoli del diritto a ricevere diagnosi accurate indipendentemente dal peso, il motivo per cui tante persone con corpi grassi temono i luoghi di cura fino a evitarli, compromettendo la loro salute -e non certo a causa del numero sulla bilancia.

I social possono essere un’enorme cassa di risonanza per chi vuole rendere consapevoli le persone pazienti di tutti quei meccanismi che abbiamo normalizzato a discapito della salute di tutte… ma solo se siamo davvero consapevoli della loro potenza trasformativa.

Creare comunità significa condividere valori e obiettivi, portare avanti istanze comunitarie senza ergersi a emblema e simbolo massimo, ma anche creare un clima disteso, momenti di chiacchiera e condivisione libera che non c’entrano niente con il vostro lavoro, ma che hanno l’obiettivo di creare conoscenza reciproca e fiducia.

Altro che visual, likes e follow eh?

Non succede dalla sera alla mattina

Non ci vuole niente a collezionare numeri sui social. Basta pensare con i numeri: reel brevissimi, musiche in trend, girare il coltello nella piaga delle persone pazienti utilizzando leve di marketing emotive all’ennesima potenza. Non ci vuole molto, ma non si crea nulla.

È molto più facile scrivere mail e messaggi pre impostati, utilizzare bot, intelligenze artificiali, perché “automatizzare” è la parola d’ordine, giusto?

Fortunatamente c’è anche un’altra parola che sta tornando di moda: rallentare.

Senza retorica eh, è tutto molto pratico:

  • Chiarite quali sono i vostri obiettivi
  • Datevi il tempo per decidere cosa reputate privato, e quindi da tenere lontano dai social, e cosa reputate personale e sicuro per voi da condividere
  • Prendetevi qualche ora per conoscere le persone che vorreste nei vostri spazi, fisici e online, come pazienti e come colleghe
  • Create contenuti per le persone, non per l’algoritmo (che comunque, è fatto da persone per persone)
  • Creare contenuti richiede tempo: “meglio fatto che perfetto” è vero, ed è una spinta utile per iniziare a pubblicare senza aspettare la perfezione, ma non confondiamolo con “basta pubblicare”. Questo servirà all’algoritmo ma non a creare relazioni genuine con le vostre potenziali persone pazienti. Ci sono contenuti che richiedono più studio di altri, facciamocene una ragione e accettiamo che non siamo macchine sforna contenuti: va benissimo non pubblicare tutti i giorni.
  • Ricordatevi che non siete un’azienda: i social non sono nati per per professioniste della salute che vogliono promuoversi e creare consapevolezza e, soprattutto, non si sono evoluti per questo. Però c’è spazio anche per voi! Se capirete a chi e come parlare, senza farvi influenzare da chi parla solo di soldi e numeri, troverete questo spazio, e non lo farete da sole: comunità, (potenziali) persone pazienti e colleghe saranno felici di sostenervi per davvero.

Datevi pazienza e provate a guardare i risultati raggiunti con affetto, fiducia e gentilezza: trattatevi come trattereste pazienti, colleghe e persone della vostra community.

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