Cosa pubblicare quando pensi di non avere nulla da dire
“Non so cosa dire su Instagram/Facebook/LinkedIn/TikTok”
Se dovessi scegliere la frase che sento più spesso durante le prime call conoscitive con imprenditrici, libere professioniste e piccole aziende, sarebbe questa.
Ogni volta rispondo allo stesso modo: no, non è vero che non hai nulla da raccontare. Cominciamo a chiacchierare, mi faccio descrivere la loro quotidianità e le domande che ricevono più spesso sul lavoro. E poi, bam: passata una mezz’ora, senza che abbiano dovuto sforzarsi, sul tavolo c’è già una lista di contenuti pronti. Idee concrete, specifiche e cucite su misura per il loro pubblico.
Perché nella maggior parte dei casi il problema non è la mancanza di contenuti. È il modo in cui ci hanno insegnato a pensarli.
Viviamo immersə in una cultura che ci ripete che dobbiamo essere costantemente creativə, originali, presenti, performanti. Che ogni post debba essere diverso dal precedente, performare meglio del precedente, attirare attenzione in pochi secondi, raggiungere sempre più persone, generare sempre più interazioni.
Così finiamo per convincerci che comunicare sui social significhi inventare continuamente qualcosa di nuovo. Quando non ci riusciamo, pensiamo di non avere nulla da dire.
Ma la realtà è che la nostra quotidianità è già piena di cose da raccontare. Dobbiamo solo imparare a guardare fuori dagli insight di Instagram per vederle con chiarezza.
L’ispirazione è un mito irraggiungibile
Sui social ci hanno abituatə a pensare che per comunicare servano idee brillanti, trend del momento o intuizioni geniali. Così finiamo sempre per sederci davanti a una pagina bianca, aspettando l’illuminazione, la voglia di mettersi a registrare un reel, di scrivere, di fare una grafica.
Spoiler: non so come dirtelo, ma quell’illuminazione non arriverà mai.
La nostra comunicazione non dovrebbe mai dipendere dall’ispirazione. Dovrebbe essere il risultato di un metodo.
È un po’ come prepararsi il pranzo: se apri il frigorifero senza sapere cosa vuoi cucinare, probabilmente penserai di non avere niente da mangiare. Ma se hai un piatto specifico in mente, gli stessi ingredienti assumono tutto un altro significato.
Ecco, con la comunicazione succede esattamente la stessa cosa.
Non cercare su Instagram, ma nelle tue giornate
Ma quindi, concretamente, cosa posso pubblicare?
Quando ricevo questa domanda in consulenza, difficilmente la mia risposta è una lista di soluzioni già pronte (sì, lo so che magari è quello che vorresti 😅). Però il punto è che delle risposte preconfezionate non ti aiuterebbero davvero a costruire un metodo tuo… ti darebbero solo una soluzione momentanea e ti renderebbero dipendente dalla mia consulenza ogni volta che si ripresenta un dubbio.
Per questo, di solito, la conversazione prende un’altra direzione. Inizio facendo domande come:
- Qual è una convinzione del tuo settore con cui non sei mai stata d’accordo?
- Cosa vorresti che una persona sapesse prima di iniziare un percorso con te?
- C’è qualcosa che si dà per scontato sul tuo lavoro, ma che in realtà è diverso?
- Quali sono gli errori più comuni che vedi fare prima di arrivare da te?
- Prima di iniziare un percorso con te, cosa ti piacerebbe far sapere a una persona?
- Cosa c’è dietro una scelta che fai nel tuo lavoro ogni giorno?
- Cosa hai imparato facendo questo lavoro che all’inizio non immaginavi?
Quasi sempre, a questo punto, accade la magia: mentre mi stai rispondendo, stai già creando decine di contenuti senza accorgertene.
Perché i contenuti non nascono da Instagram, ma dalle conversazioni che fai ogni giorno, dalle domande che ricevi, dai dubbi, dagli errori che incontri, dalle scelte che prendi e dall’esperienza che hai costruito.
I social, semmai, sono solo uno dei luoghi in cui quei contenuti possono arrivare.
Ogni email, ogni telefonata, ogni dubbio di un cliente, ogni scelta che fai, ogni storia curiosa che mi racconteresti in call, ogni problema che risolvi è un potenziale contenuto. Devi solo imparare a riconoscerlo.
Smetti di scrollare su Instagram per cercare idee, ti vedo
Lo so, probabilmente è capitato anche a te. Quando cerchi idee per i tuoi contenuti inizi a guardare cosa fanno colleghi e colleghe, scorri Instagram, dai un’occhiata a LinkedIn, salvi post che ti sembrano interessanti e prendi ispirazione da format già esistenti.
E non c’è nulla di male nel farlo, anzi. Prendere spunti e osservare cosa funziona fa parte del processo creativo.
Il problema nasce quando questo diventa l’unico modo in cui cerchi di comunicare. Durante le consulenze mi capita spesso di sentire persone che, dopo aver pubblicato un contenuto preso come riferimento, si ritrovano nuovamente senza idee.
Questo succede perché quel contenuto non nasce da una propria esperienza, ma da quella di qualcun altrə.
Quando inizi a osservare il tuo lavoro con occhi diversi, ti accorgi che i contenuti sono già ovunque.
Sono nelle domande che ricevi, nelle conversazioni in studio, nei problemi che risolvi ogni giorno, nelle scelte che fai e nelle competenze che hai costruito nel tempo.
Per esempio, se sei una fotografa, sono abbastanza sicura che ti sei sentita dire almeno una volta la frase “non sono fotogenica, nelle foto non mi riconosco mai”. Ecco, sappi che questa è un’occasione per raccontare il tuo punto di vista.
Puoi parlare di come lavori con chi si sente a disagio davanti alla macchina fotografica, di cosa succede durante una sessione e di perché una bella foto non riguarda solo il risultato finale, ma anche il modo in cui una persona si sente mentre viene raccontata.
Se inizi a ragionare in questo modo, non dovrai più partire da una pagina bianca chiedendoti cosa pubblicare online. Le idee arriveranno dal tuo lavoro, dalle conversazioni che fai ogni giorno e dalle persone che incontri.
Perché spesso il contenuto che cerchi è già lì. Nasce da una domanda reale, da un dubbio, da una situazione che hai vissuto in una qualsiasi giornata lavorativa.
Un piccolo esercizio per sbloccare la creatività
C’è un esercizio che consiglio spesso durante le consulenze: per una settimana prova ad annotare tutte le domande che ricevi, anche quelle che ti sembrano più banali o quelle a cui rispondi in modo quasi automatico.
Perché c’è un meccanismo molto comune in chi lavora da anni nello stesso settore. Più aumentano le competenze e l’esperienza, più alcune cose diventano così familiari da sembrare ovvie.
Le hai viste succedere tante volte, le hai spiegate e rispiegate, fanno talmente parte del tuo modo di lavorare che rischi di non accorgerti più del loro valore.
Ed è proprio lì che spesso nasce il pensiero “questa cosa la sanno tuttə”. Bene, sappi che non è così.
Quello che per te è una conoscenza di base, per chi ti segue potrebbe essere una scoperta, una risposta a un dubbio che aveva da tempo o semplicemente un modo nuovo di guardare una situazione.
E anche quando qualcunə conosce già quell’argomento, non significa che lo abbia mai incontrato attraverso il tuo punto di vista, il tuo percorso e il tuo modo di interpretare il lavoro.
Per questo le domande che ricevi ogni giorno sono una delle fonti più preziose di contenuti che hai già a disposizione. Non servono solo per costruire la sezione FAQ del sito web o rispondere alle persone prima che arrivino da te. Sono un modo molto concreto per raccontare il tuo metodo, far emergere la tua esperienza e rendere riconoscibile il tuo sguardo.
Una comunicazione sostenibile parte da te
Qualche tempo fa, parlando di scrittura sostenibile in un altro mio articolo, dicevo che la creazione di contenuti non dovrebbe trasformarsi in una corsa continua alla pubblicazione, nel tentativo di riempire spazi vuoti o di inseguire quello che sembra funzionare in quel momento.
Lo trovi qui sotto
Ecco, queste parole le scrivevo il 4 luglio 2023. A distanza di più di tre anni, continuo a pensarla esattamente allo stesso modo.
Quindi, se un giorno verrai in consulenza da me, sappi che probabilmente non uscirai con un calendario editoriale pieno di idee già pronte, con il post del lunedì, il reel del mercoledì e la storia del venerdì.
Non perché non possa farlo (anzi, forse sarebbe anche il modo più semplice e veloce), ma perché significherebbe partire dalla fine.
Prima delle idee viene una domanda molto più scomoda: che cosa vuoi costruire attraverso la tua comunicazione? Perché se non hai chiaro cosa vuoi lasciare alle persone quando entrano in contatto con te, anche la lista di contenuti più lunga rischia di diventare solo una serie di caselle da spuntare.
Prova, invece, a partire da qui: quando qualcunə incontra i tuoi contenuti, che cosa vuoi che capisca davvero del tuo lavoro? Cosa vuoi che rimanga del tuo approccio e del valore che porti?
Perché la comunicazione non serve solo a raccontare quello che vendi o a ricordare che esisti. Serve a costruire una relazione, a rendere riconoscibile il tuo approccio e a far capire alle persone perché scegliere te significa scegliere un certo approccio, una certa esperienza, un certo modo di vedere le cose.
Quando questa direzione è chiara, i contenuti smettono di essere un esercizio di creatività forzata, una ricerca continua di qualcosa da pubblicare per non rimanere in silenzio. Diventano invece uno strumento per rendere visibile quello che fai già ogni giorno, le competenze che hai costruito nel tempo, le decisioni che prendi, il modo in cui affronti i problemi, le domande che ti vengono fatte e il valore che porti alle persone con cui lavori.
Ed è forse qui che cambia il modo di pensare alla comunicazione. Non più come qualcosa da aggiungere alle tante cose che devi fare, ma come uno spazio in cui dare voce a quello che costruisci ogni giorno. Perché una comunicazione sostenibile non nasce dal dover trovare continuamente qualcosa di nuovo da dire, ma dal costruire una direzione chiara che ti permetta di raccontare nel tempo il tuo lavoro, le tue scelte e il motivo per cui lo fai.
Se anche tu senti che è arrivato il momento di fermarti, fare chiarezza e trovare una direzione più tua, io sono qui. Ti leggo, ti ascolto e ti aspetto.
